CORALLO ROSSO, IL PREZIOSO CHE RISCHIA L’ESTINZIONE

Il corallo rosso (Corallum rubrum, Linneo 1758) rischia davvero di sparire dai nostri mari, diverse colonie hanno subito e subiscono un evidente calo numerico. Naturalmente incidono accanto all’attivitĂ  di raccolta per la realizzazione di preziosi anche l’inquinamento e il riscaldamento delle acque, che determinano variazioni in termini di salinitĂ  e qualitĂ  delle stesse. Questa specie di corallo vive a profonditĂ  medie che vanno dai 10 metri fino a raggiungere i 300 metri. Vivono in zone riparate dalla luce diretta, e i luoghi ideali per la loro crescita, che non supera il centimetro all’anno, sono gli anfratti, le grotte e tutte quelle pareti che sono raggiunte poco o per nulla dalla luce. La raccolta del corallo rosso nel nostro mare è selettiva e controllata, ed è svolta ad opera di sub, che poi invieranno il raccolto detto anche “oro rosso” alle aziende artigianali.

Le zone produttive più importanti sono localizzate a Torre del Greco e a Sorrento, ma si distinguono anche alcune zone della Sardegna. Naturalmente la raccolta, incide sulla rarefazione della specie in tutto il Mediterraneo. Per ovviare a questa tendenza si cerca di ripopolare le zone lasciate prive di corallo, o di spostarne la posizione dei “rami” di una colonia, in ambienti migliori. Il modo è quello di utilizzare delle formelle di granito che sono saldamente ancorate al substrato con dei tasselli di acciaio inox, di modo che sia possibile spostare la formella quando necessario, una volta colonizzata. Questa operazione è stata portata avanti da biologi ricercatori dell’ Università di Pisa. Una sorta di allevamento, che può portare ad importanti risultati nel giro di pochi anni. Una speranza dunque per la crescita delle colonie di corallo rosso.

Tipica colorazione delle colonie del Mediterraneo.

Con il termine “corallo” si indicano generalmente degli invertebrati appartenenti al Phylum Cnidaria classe Antozoa. La forma delle colonie è spesso arborescente e produce delle ramificazioni laterali complesse. E’ costituita da un’asse di natura calcarea composto per l’appunto di carbonato di calcio (86,9%), carbonato di magnesio (6,8%), solfato di calcio (1,2%), ossido di ferro (1,7%) e tracce di altre sostanze. Il loro colore oscilla dal bianco al rosa pallido fino al rosso cupo.
Il Corallum rubrum appartiene alla sottoclasse degli Ottocoralli. Viene utilizzato da tempi remoti e gia Teofrasto nel 300 a. C. lo descrive paragonandolo “ad una radice del mare”, mentre Ovidio nella sua Metamorfosi lo descrive come “erba molle”. Dioscoride definì il corallo come un cespuglio di mare, che induriva al contatto con l’aria, quindi solo dopo essere stato prelevato dalle acque. Questa credenza perdurò per anni, sembra fino al 1584, quando De Nicolai fece un esperimento. Ingaggiò un pescatore e gli fece toccare il corallo prima sotto l’acqua e poi sopra, per verificarne la consistenza. Solo nel 1674 fu svelata la natura minerale del corallo, ad opera di Boccone, osservando la mancanza di radici, fiori e frutti. Quindi constatò che non si trattava affatto di una pianta, anche se molti anni dopo, nel 1706 Marsili scambia i polipi per dei piccoli fiori. Marsili descrive per primo la distribuzione batimetrica del corallo rosso e la velocitĂ  di crescita. Nel 1758 Linneo classificò il corallo rosso come Madrepora rubra, e successivamente come Isis nobilis e poi Gorgonia nobilis. Nel 1784 inserisce i coralli nel Regno Animale con gli Zoofiti. Solo nel 1816 Lamark chiama il corallo rosso con la sua denominazione scientifica attuale. Nel 1840 Lacaze-Duthiers pubblica la prima ricerca esaustiva sul corallo rosso.
Con l’avvento dei respiratori ARA, tra il 1950 e il 1980 aumenta notevolmente la conoscenza della biologia del corallo rosso, ma subisce un incremento notevole anche la pesca. Gia nel 1983 la FAO-SGPM invita ad una gestione oculata della pesca del corallo rosso poichĂ© gia in pericolo a causa della raccolta scriteriata a cui era sottoposta. Negli anni saranno lanciati innumerevoli appelli per la salvaguardia del corallo rosso, ma senza successo. Gli anni peggiori sono stati i primi anni ’80, con la scoperta di estese colonie di corallo, sia vivo che in corso di fossilizzazione, presso l’isola di Alboran. In zona si riversarono migliaia di pescatori e imbarcazioni, riducendola ad un deserto in tempi brevissimi. Le autoritĂ  spagnole presero posizione contro la pesca di frodo, ma su proposta del CITES, nel 1988, l’assemblea plenaria che si riunì ad Ottawa respinse la proposta mirata alla salvaguardia della specie. Tuttavia l’assemblea spinse proprio l’Italia, negli anni seguenti, ad aumentare le attivitĂ  di ricerca sulla specie e le associazioni ambientaliste a divulgare la biologia e la conoscenza del corallo rosso.

Per moltissimi anni, sin dai primi del 1900 il corallo rosso si pescava lungo le coste della penisola Sorrentina e nel Golfo di Napoli, anche se è nota l’esistenza di grandi giacimenti in Sardegna, come documentato dal Parona attorno al 1850. Poi la scoperta di importanti giacimenti di corallo morto (Sciacca, 1870), diminuì notevolmente lo sforzo di pesca. In 100 anni dai giacimenti di Sciacca sono pervenuti ben 13 milioni di chili di corallo rosso, in genere di buona qualitĂ . Esistono poi altri giacimenti, come quelli di Alboran, Malta e Pantelleria, ma di qualitĂ  scadente.
L’stituzione dell’ area marina protetta di Capo Caccia si è rivelata di grandissima importanza poichĂ© tutela la “Grotta del Corallo”, all’interno della quale si trovano diverse colonie di corallo rosso, e sede di un esperimento unico di ripopolamento. Dei particolari supporti sono stati affondati presso la zona di Punta Sant’Antonio, circa 4 anni fa e sono appunto sede di un esperimento mirato a preservare la specie ormai rara in tutto il Mediterraneo.

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