DAI RE MAGI FINO AI GIORNI NOSTRI: LA MIRRA, UNA PREGIATA RESINA PIU’ PREZIOSA DELL’ORO


Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”
A prescindere dalla fede, dalla religione o dall’etnia, ognuno di noi conosce l’aneddoto dei Re Magi che, avvertiti della nascita di Gesù, portarono in dono Oro, Incenso e Mirra. Come tradizione vuole, l’oro, apparentemente il dono più pregiato, viene portato da Melchiorre, Baldassarre porta l’incenso, mentre Gaspare porta la misteriosa mirra. Quest’ultimo, tuttavia, non sfigura rispetto a chi aveva portato il prezioso oro, anzi: simbolicamente, la mirra rappresentava il dono più importante!

“L’adorazione dei Magi”, opera di Albrecht Dürer, datata 1504, attualmente conservata nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

La mirra è una resina gommosa un tempo mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e religioso. Ma perché portare un unguento in dono a colui che era considerato il Salvatore dell’umanità? Come spesso accade, l’etimologia viene in nostro soccorso per contestualizzare l’importanza di questa resina: “Cristo” è una parola che deriva dal greco Χριστός (Christós), a sua volta traduzione del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíakh), cioè “unto”. Essere “unti” (quindi consacrati) con la mirra costituiva un crisma per essere re, guaritore e Messia di origine divina.

Botanicamente parlando, questo unguento deriva da una gommaresina aromatica prodotta da alberi e arbusti appartenenti al genere Commiphora, pianta della famiglia delle Burseraceae. Tradizionalmente, la pianta che più tipicamente origina la mirra riportata nella Bibbia, è Commiphora myrrha, specie arborea o arbustiva particolarmente spinosa nativa della penisola Arabica (Oman, Yemen) e dell’Africa (Gibuti, Etiopia, Somalia, Kenya nordorientale). Facendo un nuovo excursus etimologico, bisogna aggiungere che la parola “mirra” deriva dal latino murra (o myrrha), a sua volta di derivazione greca, ma con origine ebraica (mor, מור). Quest’ultimo termine è collegato alla radice semitica “mrr“, che significa “amaro” in virtù del suo sapore evidentemente non da piatto stellato.

Un arbusto di Commiphora myrrha nel suo ambiente naturale (sopra) e la sua resina essiccata (sotto).

Sebbene non simbolicamente pregiata come qualche secolo fa, oggi la mirra è ancora utilizzata nell’industria farmaceutica (possiede proprietà disinfettanti) e in profumeria, sebbene in alcuni paesi (come Francia e Belgio) sia venduta come tintura utile a curare afte e ulcerazioni della bocca.

William Shakespeare asseriva che “l’oro e i brillanti hanno una eloquenza muta che smuove il cuore di una donna molto più che i bei discorsi“, ma se vi portano in dono una collana di mirra non pensate sia un regalo scadente, simbolicamente ha un significato enorme!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *