Il paradosso dell’inquinamento da plastica e del perchè fu creata per salvare gli elefanti

“Plastica” e “materiale ecologico”, due termini in netta antitesi, dove l’uno inevitabilmente esclude l’altro. Un po’ come dire “Bianco e Nero”, “Spider-Man e Venom”, “Totti e Lazio”.
D’altronde il problema dell’inquinamento da plastica è tragicamente noto a tutti, non conoscendo confini e, apparentemente, dimostrandosi senza una via d’uscita. Dalle nanoplastiche ai macrorifiuti, la plastica è ovunque, inquinando gli oceani, i fiumi, i laghi, le nostre città, pericolosa quando intera, ancor più se bruciata. Insomma, ci stiamo autodistruggendo per l’eccessivo utilizzo della plastica.
Ma non è sempre stato così. Anzi, basta fare un salto indietro di soli 150 anni per scoprire che la plastica fu inventata per essere un moderno materiale ecologico!

Nel XIX secolo, quando ancora non c’erano serie TV e smartphone, una delle principali forme di intrattenimento, appannaggio perlopiù delle persone più facoltose, era il gioco del biliardo. All’epoca, le solide e pesanti palle erano fatte di avorio, materiale pregiatissimo e costoso, impreziosito da quella sfumatura esotica che piaceva tanto. Tuttavia da una singola zanna di elefante potevano essere prodotte solo 4 o 5 palle da biliardo. Considerando che per giocare erano richieste 16 palle totali, una partita da biliardo essenzialmente equivaleva ad almeno due elefanti uccisi, traducendosi in migliaia e migliaia di pachidermi trucidati ogni anno in nome di un passatempo un po’ snob. Già in quel periodo era chiaro che la sostenibilità sia economica che ambientale era quasi nulla. Bisognava trovare una soluzione!
L’idea geniale venne a un celebre giocatore di biliardo, autentica star dell’epoca: Michael Phelan. Assieme al socio Hugh William Collender, fondatori dell’omonima ditta Phelan & Collender, nel 1869 bandirono un concorso per trovare materiali alternativi che avessero la stessa resa dell’avorio. Il premio era considerevole e decisamente allettante: 10 mila $, quasi 190000 $ attuali!

Antiche palle da biliardo in avorio proveniente dallo Zanzibar e prodotte da Brunswick-Balke-Collender Co.


Basandosi su un nuovo materiale creato tra il 1861 e il 1862, nel 1870 i fratelli americani Hyatt brevettarono la formula della celluloide, un nitrato di cellulosa. Di fatto, la nonna della plastica moderna. Un prodotto che immediatamente riscosse un enorme successo non solo tra i giocatori di biliardo, ma anche tra i dentisti, potendo essere utilizzato come materiale da impiegare per le impronte dentarie. Il gioco del biliardo non era più un gioco per una ristretta casta elitaria, gli elefanti erano salvi, l’ambiente non era più a rischio!
Ma la storia prende spesso vie inaspettate, così che un materiale nato con velleità ecologiche, oggi costituisce una delle principali minacce ambientali.
La presa di coscienza di questo problema sta alimentando una nuova “corsa all’oro” per cercare valide alternative alla plastica, ma un pizzico di lungimiranza in più è necessaria per valutare se un eventuale materiale sostitutivo in un prossimo futuro possa far sì che, da soluzione, possa diventare esso stesso un nuovo e più grande problema. Mai come in questo caso, è mandatorio evitare i proverbiali corsi e ricorsi storici!

Un elefante morente per aver ingerito grandi quantitativi di plastica (perlopiù polietilene) nei presi un villaggio in Sri Lanka. Ucciso da un materiale creato per salvarlo…


Citando Oscar Wilde, “Niente ottiene successo come l’eccesso“… ma in questo caso, sarebbe più opportuno riportare un aforisma di Lucio Anneo Seneca: “È perverso comunque tutto ciò che è troppo”.

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