COMBATTENTE, FIERO E TENACE: IL RAMARRO OCCIDENTALE

di Roberto Marini
Tra la nostra ricca fauna riguardanti i rettili possiamo vantarci di avere il Ramarro occidentale, n.s. Lacerta bilineata, una delle più grandi lucertole europee.
Presenza più o meno comune in tutta Italia, (tranne che in Sardegna), Spagna, Portogallo e Francia questo sauro predilige le radure assolate, il margine dei campi coltivati e i muretti a secco se in presenza di alberi e cespugli, essendo un ottimo arrampicatore, boschi luminosi ma anche in aree antropizzate come parchi e giardini.
Di colori sgargianti,  specie il maschio annovera il verde brillante, il nero, il giallo e nel periodo riproduttivo un blu intenso sulla gola.
Come tantissime altre specie di animali il maschio è più “vistoso” della femmina per corteggiarla, maschi più grandi e colorati hanno maggior percentuale di accoppiamenti.
Di indole fiera e battagliera il Ramarro è un sauro mobilissimo e veloce, spesso si scopre la sua vicinanza soltanto con un improvviso rumore di sterpi ed erba che calpesta scappando ma senza vederlo.
Difficilmente si fa sorprendere e avvicinare cosicché risulta arduo anche fotografarlo da vicino.
Il Ramarro è considerato giustamente onnivoro in quanto divora qualsiasi animaletto di piccola taglia spaziando dai coleotteri alle chiocciole passando alle mosche ed arrivare ai piccoli di uccelli.
Mangia anche frutti, prediligendo quelli maturi e bacche, ma non disdegna altri alimenti quale l’ uovo, che alcuni allevatori europei propongono con molto successo.
Il periodo riproduttivo va dalla fine dell’ inverno alla primavera inoltrata in cui i maschi si mostrano fortemente territoriali tra loro, dapprima frustando letteralmente l’aria con la coda e poi esibendosi in lotte cruente a furia di potenti morsi in cui il perdente può pagare anche con la morte.
Durante l’accoppiamento il maschio tiene ferma la femmina mordendola al fianco.
Dopo qualche settimana la femmina scava un cunicolo di circa 10 cm dove poi depone le uova, in numero variabile dai 4 ai 15 le quali schiudono dopo circa 90 giorni.
Tornando ai morsi, da dire che il Ramarro non li lesina nemmeno all’uomo che riesce a catturarlo, stringendo con forza insospettabile per diversi minuti, fino a che, sentendosi meno costretto, improvvisamente lascia la presa e si produce nella sua caratteristica fuga
rumorosa.
Sono nate addirittura leggende e detti riguardo il suo morso, a Roma si usava una volta dire che “Il Ramarro, una volta morsicata una persona, lascia la presa soltanto al suono delle campane della città eterna” e il detto “Tenace come un ramarro” rende ancor più l’ idea.
Elencata in appendice II della Convenzione di Berna e nell’Allegato IV della direttiva Habitat (92/43/CEE). Protetta in diverse regioni attraverso normative mirate alla tutela della fauna.

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