AUSTRALOPITHECUS ANAMENSIS, UN NUOVO TASSELLO DELL’EVOLUZIONE UMANA

di Flavia Salomone

Il racconto della storia dell’uomo è un “gioco” di pazienza i cui ingredienti sono i frammenti e il tempo. È un racconto che non ha fretta e che scioglie le maglie della sua trama a poco a poco, quasi a non voler svelare tutta d’un fiato una storia milionaria. Un puzzle i cui tasselli vengo alla luce lentamente così da mantenere un fitto mistero sulla storia dell’umanità.
Ancora una volta ci ritroviamo in Africa, in quella parte del globo che è considerata la culla dell’umanità. E ancora una volta è l’Etiopia, la regione dell’Afar, a restituire una tessera del complesso mosaico che è la nostra storia evolutiva. Il protagonista è Australopithecus anamensis, una forma molto antica e nota sin dal 1995 per alcuni denti e frammenti di ossa.

Di lui si sapeva che era più antico di Lucy e quindi presumibilmente un suo antenato. Rimase nelle nebulose fino a quando il 10 febbraio del 2016 il pastore
Ali Bereino, appassionato cercatore di fossili, mentre era al pascolo con il suo gregge decise di costruire un recinto temporaneo per le capre. Si trovava vicino ad un’area dove era in corso una missione di scavo internazionale. Mentre il pastore era intento a realizzare il ricovero per le bestie vide un osso che sporgeva
dalla superficie di una roccia. Intuì immediatamente che poteva essere importante.

Avvertì le autorità che informarono Haile-Selassie, il ricercatore responsabile degli scavi. Il reperto da lui trovato effettivamente era notevole: una mascella appartenente ad una forma molto antica di Ominino. Giunto sul luogo e a poca distanza da dove era stata trovata la mascella, Haile-Selassie rinvenne gran parte di un cranio. Immaginate l’emozione quando scoprì che mascellare e cranio si adattavano perfettamente: rinvenire un cranio quasi intero così antico non è cosa di tutti i giorni. Tra le mani aveva un tassello che proveniva dal tempo profondo delle nostre origini.

Gli studi morfologici permisero di attribuire il prezioso reperto con precisione a A. anamensis, una australopitecina antecedente quella afarensis: si tratta del cranio più antico mai scoperto. Molto ancora si dovrà indagare per conoscere bene questo ominino e i suoi rapporti evolutivi con le altre forme di Australopiteci.

Oggi con le moderne tecnologie è stato possibile restituire un volto a questo antenato che 4 milioni di anni fa viveva nella regione dell’Afar ignaro protagonista di un cammino evolutivo che in poco tempo avrebbe portato alla comparsa di Homo.

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